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Anche quest’anno è stato pubblicato dall’EIGE (European Institute for Gender Equality) il report Gender Equality Index 2020, l’indice che dal 2013 misura il progresso sull’uguaglianza di genere in Europa. Il report, oltre a mettere in luce quali ambiti della società hanno una chiara necessità di miglioramento, rappresenta uno strumento essenziale e di supporto per tutti i policy makers che devono disegnare manovre efficaci verso una società sempre più inclusiva e senza disuguaglianze di genere.

Il Gender Equality Index va ad indagare 6 ambiti principali: il lavoro, il salario, l’istruzione, il tempo, le posizioni di potere e il benessere, più 2 ambiti aggiuntivi: la violenza contro le donne e le disuguaglianze intersezionali, che approfondiscono e ampliano lo studio delle disuguaglianze, prendendo in considerazione anche altri fattori come la famiglia di provenienza, il livello di istruzione, il paese di nascita, l’età ed eventuali disabilità. Il punteggio tiene conto di 31 indicatori e prende in esame ben 28 paesi dell’Unione Europea, tra cui ovviamente troviamo anche l’Italia.

Questo indice è importante perchè dal 2013 permette di monitorare e rilevare i progressi raggiunti e i punti deboli su cui intervenire con l’elaborazione di nuove politiche che soddisfino gli obiettivi dell’Unione Europea. Ad oggi in Europa, con un punteggio di 67,9 su 100, si stima che per raggiungere la completa parità di genere ci vorranno almeno 60 anni. L’indice sull’uguaglianza di genere dell’EIGE mostra che i progressi si muovono ancora molto lentamente, con un miglioramento medio di appena mezzo punto ogni anno.

Stringendo il campo dall’Europa all’Italia, com’è la situazione nel nostro paese?

L’italia, con un punteggio di 63.5 su 100, quest’anno sale in quattordicesima posizione, mantenendo il trend di crescita e un aumento di 10.2 punti dal 2010. Il nostro paese sta progredendo verso l’uguaglianza di genere a un ritmo più rapido rispetto agli altri Stati membri dell’UE, tanto che la sua posizione in classifica è migliorata di otto posizioni dal 2010. Nonostante questo, come vedremo, ci sono ancora diversi punti su cui lavorare per raggiungere ulteriori risultati.

Sul sito ufficiale potete scaricare il report completo con tutti i dati e le statistiche, in questo articolo ci siamo voluti invece concentrare su una domanda specifica a cui il report risponde:

Com’è la vita in Italia se sei una donna?

  • La tua aspettativa di vita è superiore di 4.4 anni rispetto agli uomini.
  • In parlamento il 33.3% dei decision-makers sono donne.
  • Hai il 15.9% di opportunità di laurearti rispetto al 13.4% degli uomini.
  • Durante la tua vita, lavorerai 9.4 anni in meno rispetto ad un uomo.
  • In media guadagni 1.991€ al mese contro lo stipendio medio di 2.610€ degli uomini.
  • Spendi quattro volte in più del tuo tempo a fare i lavori domestici e cucinare rispetto al tuo compagno.
  • Vivi in ​​un paese in cui il 51% delle donne ha subito molestie sessuali.

Sul sito potete tovare questa infografica e confrontare queste percentuali con quelle degli uomini e degli altri paesi.

Cosa ci dicono questi numeri? 

Ci raccontano un’Italia ancora predominata dalle disparità e disuguaglianze di genere, rappresentanza in politica e nella società, nel mondo del lavoro e nella vita privata. Abbiamo quindi ancora diversi punti da guadagnare in questa classifica!

Un altro aspetto che come SheTech non potevamo trascurare è proprio la seconda parte del report, il tema su cui il Gender Equality Index 2020 si è concretato quest’anno: la digitalizzazione e gli effetti che ha generato nel mondo del lavoro, tra donne e uomini, in Europa. Specialmente in questi mesi di pandemia abbiamo visto un’esponenziale crescita della digitalizzazione ma pochi si sono concentrati sul capire e misurare l’impatto che questo fenomeno ha generato. L’indice ha voluto invece prendere in esame tutte le conseguenze, positive e negative, che questa trasformazione digitale ha portato.

Che impatto ha avuto la digitalizzazione nelle disuguaglianze di genere?

Lo studio si è focalizzato su tre aree principali:

  • L’uso e lo sviluppo di competenze digitali e tecnologiche.
  • La digital transformation nel mondo del lavoro
  • Le conseguenze più ampie della digitalizzazione per i diritti umani, la violenza contro le donne e le attività di assistenza.

Quello che emerge dal report in sintesi è che

  • In media solo il 21% delle donne ha accesso e/o sviluppa competenze digitali base, rispetto ad un 30% degli uomini.
  • Se ci spostiamo in ambito ICT, il divario è ancora più decisivo se consideriamo che la presenza femminile è solo del 15% rispetto all’85% di quella maschile.
  • In più, a parità di ruoli, esiste un gender pay gap (differenza di salario) del 15% nel settore ICT e del 6% nelle altre posizioni.

Ancora una volta i dati parlano chiaro, in Italia la necessità di rendere sempre più inclusivo il mondo del digitale e del tech è ancora alta e solo grazie ad attività di sensibilizzazione, formazione e più opportunità concrete per avvicinare le donne al mondo tech e STEM sia in ambito formativo che professionale, saremo in grado pian piano di accorciare sempre di più questa grande distanza che separa ancora oggi uomini e donne.

Tutti i dati specifici li trovate sulla sezione dedicata all’approfondimento Digitalisation in the world of work (2020)