Il Global Gender Gap Report 2026 del World Economic Forum (WEF) è arrivato alla sua ventesima edizione: da una parte il mondo non si è mai avvicinato così tanto alla parità di genere dall’altra di questo passo mancano ancora 120 anni per raggiungerla. E c’è un fronte nuovo, che interessa da vicino la community di SheTech, su cui il gap non si sta chiudendo: l’accesso delle donne al mondo dell’intelligenza artificiale.
Come ogni anno, abbiamo letto il report per raccontarvi i dati più significativi, con un occhio di riguardo per la situazione italiana e per quello che sta succedendo nell’AI.
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Dove siamo arrivati a livello globale?
Il report analizza 145 economie lungo quattro dimensioni: partecipazione economica, istruzione, salute e sopravvivenza, empowerment politico. Nel 2026 il divario di genere globale risulta colmato per il 69,2%, in leggero aumento rispetto al 68,8% del report del 2025. Considerando le 97 economie monitorate dal 2006, il progresso in vent’anni è stato di appena +5,2 punti percentuali. Di questo passo, la piena parità globale arriverebbe tra 120 anni.

Le quattro dimensioni dell’indice viaggiano a velocità completamente diverse: istruzione e salute sono quasi a parità, mentre partecipazione economica ed empowerment politico restano i due grandi nodi irrisolti.
Qualche altro numero utile per avere un quadro generale un po’ più chiaro:
- Per il 17° anno consecutivo l’Islanda guida la classifica, con il 93% del gap colmato e resta l’unico paese ad aver superato la soglia del 90%.
- La top 10 mondiale è a maggioranza europea (70%): oltre all’Islanda ci sono Finlandia, Norvegia, Regno Unito, Svezia, Germania e Irlanda, insieme a Namibia, Nuova Zelanda e Australia.
- Ai ritmi attuali, la parità sarebbe raggiunta in 8 anni per l’istruzione ma in 129 anni per la partecipazione economica e in 194 per l’empowerment politico.
- Nel mondo del lavoro, la presenza femminile è salita dal 39,9% (2015) al 41,8% (2026); nei ruoli senior dal 26,7% al 29,6% (dati LinkedIn), ma l’assunzione di donne in ruoli di leadership si è arrestata dal 2022.
- Resta il fenomeno del “drop to the top”: la rappresentanza femminile crolla dal 46% nei ruoli entry-level al 23% in C-suite. Le donne restano inoltre poco presenti nei ruoli “trampolino” verso il CEO, come CFO o COO.
L’Italia nel 2026: due passi avanti, ma sempre in fondo alla classifica
Veniamo a noi… Nel 2026 l’Italia si colloca all’83° posto su 145 Paesi (42ª tra le economie europee), con un punteggio di 0,708, cioè il 70,8% del divario colmato. Rispetto al 2025, quando eravamo 85esimi guadagniamo 2 posizioni, un segnale positivo, ma che ci lascia comunque ben lontani dalla top 50 e sotto la media dei Paesi europei più avanzati.

Il profilo italiano è, come ogni anno, fortemente sbilanciato: eccelliamo dove si tratta di accedere all’istruzione, arranchiamo invece quando si tratta di trasformare quell’istruzione in lavoro, reddito e potere decisionale.
Istruzione: qui siamo tra i migliori al mondo
Con la sua 46ª posizione, l’Italia ha quasi colmato del tutto il divario educativo: 1° posto per alfabetizzazione e per iscrizione all’università, dove le donne superano nettamente gli uomini.
Salute e sopravvivenza: lieve miglioramento
Posizione 87, in miglioramento rispetto all’89ª del 2025, le donne italiane continuano ad avere un’aspettativa di vita in buona salute più alta rispetto agli uomini.
Partecipazione economica: il vero tallone d’Achille
Qui i numeri fanno più male: 121ª posizione in peggioramento rispetto al 117° posto del 2025. Se andiamo a guardare più affondo:
- 100ª posizione per tasso di partecipazione al lavoro femminil, con un divario di -17,1 punti rispetto alla media globale.
- Parità salariale per lavoro simile: 116ª posizione.
- Donne dirigenti, funzionarie e legislatrici: 98ª posizione, solo il 28,6% dei ruoli apicali è occupato da donne, contro il 71,4% degli uomini.
- Lavoratrici professionali e tecniche: 84ª posizione, questo è l’unico indicatore economico vicino alla parità.
Empowerment politico: ancora indietro
L’Italia occupa la 61ª posizione, in lieve miglioramento rispetto alla 65ª del 2025: il 48,7% dei parlamentari è donna, ma solo il 33,3% dei ministri lo è. Guardando agli ultimi 50 anni, l’indicatore più debole in assoluto per l’Italia resta quello sulla presenza di donne a capo dello Stato o del Governo (46ª posizione).
Altri numeri che raccontano l’Italia
- Divario salariale di genere (Paesi OCSE): 5,11%.
- Presenza femminile nei board (Paesi OCSE): 45%.
- Imprese con maggioranza femminile: 52,9%; imprese con top management femminile: appena il 21,04%.
- Congedo parentale retribuito: 330 giorni condivisibili per le donne, contro 104 per gli uomini.
- Laureate in materie STEM: 15,9%, contro il 33,6% dei laureati uomini, un divario che tocca da vicino la missione di SheTech.
Il quadro è chiaro: l’Italia non ha un problema di talento o di accesso alla formazione ma un problema, molto concreto, di trasformare quel talento in occupazione, retribuzione equa e potere decisionale nelle aziende come in politica.
Il nuovo fronte: l’intelligenza artificiale può allargare il divario?
Per la prima volta il report dedica ampio spazio a un tema che in SheTech seguiamo con particolare attenzione: chi sta costruendo l’intelligenza artificiale. La risposta, purtroppo, non sorprende: l’economia dell’IA sta riproducendo, se non amplificando, le stesse disparità di genere che conosciamo già nel resto del mercato del lavoro tech.
Il WEF osserva che le donne restano sottorappresentate lungo tutta la catena del valore dell’IA: dall’infrastruttura che la alimenta, ai modelli di base, fino alle applicazioni che le aziende costruiscono sopra di essa.

Il dato più eloquente riguarda proprio i ruoli tecnici: secondo i dati LinkedIn analizzati dal report (19 economie, Italia inclusa):
- le donne rappresentano il 44,8% di chi lavora come data annotator: le figure che preparano ed etichettano i dati usati per addestrare i sistemi di IA, spesso tra i ruoli meno retribuiti dell’intero ecosistema;
- ma la loro presenza crolla a meno della metà non appena si sale verso i ruoli di sviluppo e implementazione: 20,6% tra i machine learning engineer e appena 19,3% tra gli AI engineer.
Anche guardando alle aziende, il quadro non cambia: la presenza femminile è più alta nei segmenti “foundation models” (35%) e Big Tech (34%), ma scende drasticamente nei settori più hardware come l’AI hardware (23%) e la computer vision/robotica (22%). E a parità di anzianità, le donne sono sistematicamente meno rappresentate nei ruoli legati all’IA rispetto ai ruoli non-AI, sia nelle aziende “AI” sia in quelle tradizionali: tra chi ricopre posizioni di vertice, ad esempio, le donne sono il 25,3% nei ruoli IA contro il 27,7% nei ruoli non IA.
Anche il fronte imprenditoriale racconta una storia simile: con il boom dell’IA, il numero di persone che si definiscono “founder” su LinkedIn è cresciuto del 60% tra il 2024 e il 2025 ma la quota di founder donne resta ferma al 28% dal 2022, e nel 2025 appena il 2% del capitale di rischio globale è andato a team fondatori interamente femminili.

Guardando alle competenze tecniche specifiche, tra il 2019 e il 2026 la quota di founder con competenze di ingegneria AI è cresciuta per entrambi i generi, ma il divario si è allargato: tra le founder donne è passata dal 2,3% all’8,7%, tra i founder uomini dal 4,7% al 14,7%. Un segnale che, se non corretto, rischia di riprodurre nella prossima generazione di aziende tech esattamente gli squilibri che da anni proviamo a smontare.
Cosa ci portiamo a casa
Il Global Gender Gap Report 2026 restituisce un’Italia a due velocità, per l’ennesimo anno: prima al mondo per accesso all’istruzione, tra le ultime per partecipazione economica e leadership. Si aggiunge un tassello nuovo, che riguarda da vicino la nostra community: l’intelligenza artificiale, la tecnologia che ridisegnerà il mercato del lavoro dei prossimi decenni, rischia oggi di essere costruita a prevalenza maschile, soprattutto nei ruoli più tecnici, meglio retribuiti e con più potere decisionale.
È esattamente il motivo per cui esistiamo, ogni percorso di formazione, ogni evento di networking, ogni azienda che scegliamo di affiancare in un percorso di Diversity & Inclusion serve a fare in modo che le donne non restino ai margini di questa trasformazione, ma la guidino da protagoniste come data scientist, ingegnere, founder, decision maker. Perché, come ricorda lo stesso WEF, nessuna economia può prosperare ignorando metà del proprio capitale umano, e nessuna intelligenza artificiale può dirsi davvero intelligente se riflette solo un punto di vista su due.
Per approfondire tutti i dati puoi consultare il report completo







